Storie e dialoghi
Scene che si interrompono sul più bello: una scena di racconto da riprendere, un dialogo tra due personaggi rimasto in sospeso e un finale da scrivere senza cambiare voce al narratore.
Scena di racconto interrotta
Per una scena che si ferma sul più bello: la scheda va avanti su tre paragrafi nello stile del brano, con la libertà di introdurre dettagli nuovi.
Il treno per Bari si fermò in aperta campagna alle undici e venti, e nessuno diede spiegazioni. Nella carrozza sei una donna chiuse il libro, lo tenne in mano come se pesasse, poi lo appoggiò sul sedile accanto. Dal finestrino si vedevano solo ulivi e un muretto a secco che correva parallelo ai binari. Poi le luci
si spensero, e con loro il ronzio dell'aria condizionata. Per qualche secondo si sentì soltanto il ticchettio del metallo che si raffreddava.Un uomo in fondo alla carrozza si alzò e camminò verso la porta, come se dall'altra parte del vetro potesse esserci una risposta. La donna lo seguì con lo sguardo e notò il biglietto piegato tra le sue dita, ridotto a un quadratino umido.Lontano, un trattore attraversò il campo senza fretta e il conducente non voltò la testa verso il treno fermo. Fu allora che la donna capì che la sosta non sarebbe finita presto, e riaprì il libro.
Dialogo rimasto in sospeso
Per uno scambio di battute che si interrompe: la scheda prosegue il dialogo per alcune repliche senza far entrare in scena nessun nuovo personaggio.
GIULIA: Hai visto il bonifico?MATTEO: Arrivato stamattina. Meno di quanto avevamo detto.GIULIA: Meno quanto?MATTEO: Duemilacinquecento euro su diecimilacinquecento. Dicono che il resto arriva al collaudo.GIULIA: E il collaudo lo facciamo noi o lo fanno loro?MATTEO:
Nel contratto c'è scritto che lo fanno loro. Non c'è scritto entro quando.GIULIA: Quindi possono farlo a marzo e noi aspettiamo fino a marzo.MATTEO: Possono anche non farlo mai, se vogliono. Ho riletto tutto ieri sera, tre volte.GIULIA: E me lo dici adesso che abbiamo già ordinato i materiali.MATTEO: Te lo dico adesso perché ieri sera speravo ancora di aver capito male.
Finale del racconto
Per una storia che hai portato fin quasi in fondo: la scheda la chiude fino all'ultima riga, con mano libera sugli sviluppi.
Per trent'anni la merceria di via Farini aveva avuto la stessa vetrina: bottoni disposti a raggiera, un metro da sarta e il cartello scritto a mano. Chiara aveva promesso a sua madre che non l'avrebbe venduta, e per tre anni dopo il funerale aveva mantenuto la promessa, alzando la serranda ogni mattina alle nove anche quando non entrava nessuno. Il mercoledì di ottobre in cui arrivò la lettera dell'amministratore
capì che la promessa e il negozio erano due cose diverse.Non vendette. Lasciò invece che entrasse qualcun altro: due ragazze che riparavano abiti e cercavano un laboratorio con la luce giusta. Chiara tenne per sé il bancone e il mercoledì pomeriggio, quando insegnava a chi voleva imparare a rifare un orlo.La vetrina rimase quella, bottoni a raggiera e cartello scritto a mano, soltanto con una riga in più sotto il nome. Sua madre, pensò girando la chiave la prima sera, non aveva mai detto che dovesse restare sola dentro quel negozio.